L’Azienda

La Storia

A importare la vitis vinifera in Maremma dall’Antica Grecia furono gli Etruschi attorno al VII secolo a.C., che già prima si erano insediati nella zona facendo sorgere importanti lucumonie, quali Vetulonia e Populonia, fra le più potenti città-stato della Dodecapoli Etrusca.

Da allora, la coltivazione della vite, affiancata a quella dell’olivo, non si è mai interrotta, favorita dalla dolcezza del clima e dai terreni particolarmente fertili, grazie a una composizione mineraria eccezionale dovuta alla presenza di numerosi giacimenti sotterranei, scoperti in epoche ben più recenti. Risale infatti al 1898 il rinvenimento della miniera di pirite che prese il nome di Rigoloccio (“fiumiciattolo”, dal toscano “rigo”, fiume, per la presenza di una fonte vicina al sito), da allora evocativo dell’Alta Maremma stessa.

miniera

2002: L’Anno Zero

Creare una grande realtà vinicola e un traino per l’economia locale, proprio come Rigoloccio lo era stato con l’industria mineraria. L’avventura dell’Azienda Agricola Rigoloccio nasce così, come il sogno di due amici maremmani doc, che nel 2002 acquistano i 23 ettari di terreni ai piedi del Monte Calvo e del borgo di Gavorrano.

Sughere maestose e ulivi secolari fanno da contorno a 9 ettari da destinare a vigneto, e qui, la scelta è da subito audace: impiantare vitigni bordolesi, di respiro internazionale, ma con tutto il temperamento dei Supertuscan. A prendere in mano il progetto sono l’agronomo Pierre Marie Guillaume e l’enologo Fabrizio Moltard, che intuisce le potenzialità del territorio puntando su varietà d’Oltralpe.

Scelta che si rivela vincente, portando in brevissimo tempo il Rigoloccio a diventare fra le aziende più rappresentative del Consorzio dei Vini della Maremma, come testimoniano premi e riconoscimenti ottenuti a livello nazionale.


2017: Il Restyling

Nel 2017, Rigoloccio vive una rivoluzione radicale, con un cambio di proprietà che dà il via a un profondo rinnovamento strutturale che coinvolge ogni suo singolo aspetto, da quello architettonico a quello dei processi di lavorazione e dell’organizzazione aziendale. I primi segni di questo nuovo corso intrapreso sono già visibili all’arrivo, con il particolarissimo muro di recinzione che corre parallelamente alla storica Strada Provinciale Gavorranese, e che ha esso stesso una storia da raccontare: i sassi ingabbiati da tondini di ferro e lastre di corten sono intervallati da elementi in legno, che altro non sono che vecchie traversine ferroviarie. Ma a trasformare radicalmente l’immagine del brand è il progetto della cantina e dell’annessa sala degustazioni, firmato dall’architetto Massimiliano Agostoni, rivisitazione in chiave contemporanea del più classico country style.