Azienda

Dal 2002 a oggi

Creare una grande realtà vinicola e un traino per l’economia locale, proprio come l’antica miniera Rigoloccio lo era stata per l’industria mineraria. L’avventura del Rigoloccio nasce così, come il sogno di due amici maremmani doc, che nel 2002 acquistano i 23 ettari di terreni ai piedi del Monte Calvo e del borgo di Gavorrano.

Sughere maestose e ulivi secolari fanno da contorno a 9 ettari da destinare a vigneto, e qui, la scelta è da subito audace: impiantare vitigni bordolesi, di respiro internazionale, ma con tutto il temperamento dei Supertuscan. A prendere in mano il progetto sono l’agronomo Pierre Marie Guillaume e l’enologo FabrizioMoltard, che intuisce le potenzialità del territorio puntando su varietà d’Oltralpe. Scelta che si rivela vincente, portando in brevissimo tempo il Rigoloccio a diventare fra le aziende più rappresentative del Consorzio dei Vini della Maremma, come testimoniano premi e riconoscimenti ottenuti a livello nazionale.

Nel 2017, Rigoloccio vive una rivoluzione radicale, con un cambio di proprietà che dà il via a un profondo rinnovamento strutturale che coinvolge ogni suo singolo aspetto, da quello architettonico a quello dei processi di lavorazione e dell’organizzazione aziendale. I primi segni di questo nuovo corso intrapreso sono già visibili all’arrivo, con il particolarissimo muro di recinzione che corre parallelamente alla storica Strada Provinciale Gavorranese, e che ha esso stesso una storia da raccontare: i sassi ingabbiati da tondini di ferro e lastre di corten sono intervallati da elementi in legno, che altro non sono che vecchie traversine ferroviarie. Ma a trasformare radicalmente l’immagine del brand è il progetto della cantina e dell’annessa sala degustazioni, firmato dall’architetto Massimiliano Agostoni, rivisitazione in chiave contemporanea del più classico country style.

Un po’ di storia

A

importare la vitis viniferain Maremma dall’Antica Grecia furono gli Etruschi attorno al VII secolo a.C., che già prima si erano insediati nella zona facendo sorgere importanti lucumonie, quali Vetulonia e Populonia, fra le più potenti città-stato della Dodecapoli Etrusca.

Da allora, la coltivazione della vite, affiancata a quella dell’olivo, non si è mai interrotta, favorita dalla dolcezza del clima e dai terreni particolarmente fertili, grazie a una composizione mineraria eccezionale dovuta alla presenza di numerosi giacimenti sotterranei, scoperti in epoche ben più recenti. Risale infatti al 1898 il rinvenimento della miniera di pirite che prese il nome di Rigoloccio (“fiumiciattolo”, dal toscano “rigo”, fiume, per la presenza di una fonte vicina al sito), da allora evocativo dell’Alta Maremma stessa.

Risalendo con lo sguardo dalla tenuta Rigoloccio lungo il crinale del Monte Calvo fino a Gavorrano, si nota ancora la torre che identifica il sito dell’antica miniera. Da qui, la pirite veniva trasportata prima in teleferica e poi attraverso una galleria di ben 500 metri fino al Pozzo Roma, alle porte del paese.

La parte dell’Alta Maremma nota anche come Colline Metallifere comprende il sistema collinare e montuoso più esteso della Toscana, la cui grande ricchezza di minerali nel sottosuolo e la conseguente attività estrattiva hanno nei secoli contribuito a plasmare paesaggio e centri abitati. Ne è un esempio estremo l’Isola d’Elba, al centro del Golfo di Follonica, con un territorio caratterizzato per il 73% dalla presenza di minerali.

Fino agli anni Ottanta, il borgo medievale di Gavorrano era uno dei sette comuni più interessati da questa fiorente industria – insieme a Follonica, Massa Marittima, Montieri, Monterotondo Marittimo, Roccastrada e Scarlino – e come tale è oggi sede del Parco tecnologico e archeologico delle Colline Metallifere grossetane. Tutta quest’area è interessata dal circuito della Strada del Vino Monteregio, che fa tappa nella cantina di Rigoloccio per visite e degustazioni guidate.